Ansia, paura e il coraggio

Questo articolo nasce da un momento che mi ha profondamente toccata.
Mi sono sentita disarmata davanti a tre adolescenti che, separatamente e per motivi diversi, sto accompagnando nel loro percorso. Tutto ruotava attorno a un nodo comune: l’ansia. A un certo punto, uno di loro mi ha detto con una sincerità spiazzante:
“Non posso superare l’ansia… non ho il coraggio”.

Quelle parole mi hanno paralizzata. Mi hanno fatto riflettere non solo per loro, ma per chiunque si senta intrappolato nello stesso circolo: l’ansia che blocca, il coraggio che sembra mancare.

Da lì nasce questa riflessione. Perché non possiamo più limitarci a “curare i sintomi”: serve creare ambienti che insegnino il coraggio, che educhino ad affrontare la paura senza negarla. Ambienti che permettano ai nostri ragazzi di allenarsi a vivere, e non solo a sopravvivere.

E allora sì, questo articolo è per quei tre adolescenti, ma anche per tutti gli altri — figli, genitori, insegnanti — che sentono addosso il peso dell’ansia e hanno bisogno di ricordare che un altro modo è possibile. Perché se davvero vogliamo un futuro diverso, dobbiamo avere il coraggio di cambiare la società che offriamo ai nostri ragazzi.


Ansia e paura: non sono la stessa cosa

Quando parliamo di ansia, non parliamo solo di “essere agitati”. L’ansia è una forma di allerta: il corpo e la mente si preparano a un pericolo, anche quando il pericolo non è reale. È diversa dalla paura, che invece nasce davanti a una minaccia concreta (un rumore improvviso, un cane che ringhia, una situazione oggettivamente pericolosa). L’ansia è come un campanello che a volte suona troppo presto o troppo forte, bloccando i nostri figli prima ancora che abbiano fatto un passo.


Una lezione che viene da lontano

I grandi pensatori del passato ci hanno lasciato intuizioni preziose:

  • Gli Stoici (Marco Aurelio, Epitteto, Seneca) parlavano del coraggio come di una delle virtù fondamentali. Serviva a dominare la paura e affrontare il dolore e l’incertezza, distinguendo sempre tra ciò che dipende da noi (le nostre scelte, le nostre reazioni) e ciò che non dipende da noi (le circostanze esterne).
  • Il pensiero confuciano lo collegava a giustizia e benevolenza: non forza bruta, ma responsabilità verso gli altri e verso il bene comune.
  • La psicologia moderna sottolinea l’importanza del coraggio emotivo e morale: la capacità di riconoscere la paura e agire comunque, guidati dai valori. Non è assenza di paura, è scegliere di non lasciarsi comandare da essa.

Allora il punto è che l’antidoto all’ansia non è dire “calmati”, ma allenare il coraggio. Il coraggio diventa il vero “antagonista” dell’ansia, perché insegna a non farsi fermare da quella tensione interiore.


Costruire spazi di coraggio per i nostri figli

Il coraggio non nasce spontaneo, va allenato. Proprio come i muscoli crescono se li esercitiamo, anche il coraggio cresce se gli adolescenti  hanno luoghi e persone che glielo permettono.

  • Ambienti che non puniscono l’errore, ma lo trasformano in occasione per crescere.
  • Ambienti in cui provare è più importante che riuscire subito.
  • Ambienti dove gli adulti mostrano, con piccoli gesti, che la paura non va negata ma attraversata.

Se vogliamo figli capaci di affrontare il mondo senza esserne schiacciati, dobbiamo educarli ad agire nonostante ansia e paura.

Abbiamo dimenticato cosa si prova a sentirsi capaci, a credere di poter affrontare le sfide insieme. Per questo serve un nuovo paradigma: non uno che generi solo competizione e ansia da prestazione, ma uno che faccia crescere il coraggio. Un coraggio che nasce dal basso – nelle famiglie, nelle scuole, nei gruppi – e che obblighi a riconoscere che i figli, il domani, hanno bisogno di spazi diversi da quelli che oggi spesso offriamo loro.

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