L’equivoco dell’amore: quando smettiamo di cercare un figlio perfettamente comprensibile

Ogni genitore, prima o poi, incontra un limite, non è il limite dell’educazione, non è il limite dell’affetto.

È il limite della comprensione.

Accade quando un figlio prende una strada inattesa, quando risponde in modo che non comprendiamo, quando sembra diventare improvvisamente estraneo.

In quei momenti possiamo sentirci esclusi dalla sua vita. Eppure ciò che stiamo incontrando non è una distanza da colmare.  È la sua unicità.

L’altro non è mai completamente nostro

Viviamo in una cultura che ci spinge a cercare spiegazioni per tutto.  Pensiamo che comprendere significhi controllare, prevedere, anticipare. Ma le relazioni più profonde non funzionano così.

Ogni persona conserva una parte irriducibile che sfugge alle definizioni. Anche un figlio, forse soprattutto un figlio. L’identità nasce nello spazio della differenza. Molti conflitti educativi nascono quando l’adulto fatica ad accettare la differenza. Vorremmo che i figli scegliessero ciò che riteniamo giusto, che pensassero in modo coerente, che seguissero percorsi rassicuranti.

Ma la crescita avviene proprio nello spazio dello scarto, tra ciò che avevamo immaginato e ciò che realmente diventeranno.

Educare senza possedere

Il filosofo Martin Buber scriveva che l’incontro autentico avviene quando riconosciamo l’altro come un “Tu” e non come un’estensione di noi stessi.

La genitorialità ci pone continuamente davanti a questa sfida, accettare che i figli non siano il nostro progetto.

I figli sono persone e ogni persona conserva una parte che non può essere posseduta, interpretata o definita completamente.

L’amore che libera

Forse l’equivoco più grande consiste nel pensare che amare significhi eliminare ogni distanza. In realtà l’amore maturo compie il percorso opposto: accetta la distanza; accettare il mistero; amare accettare che l’altro continui a diventare ciò che è.

Per questo educare è un gesto di fiducia.

Significa restare accanto a qualcuno mentre costruisce una storia che non ci appartiene. E continuare ad amarlo proprio per questo.

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